
Via Volta, 64
L'imponente edificio è frutto del restauro del Novecento voluto dall'industriale tessile Arturo Stucchi.
Quando acquistò la proprietà commissionò il progetto all’architetto Federico Frigerio, principale esponente dell’eclettismo architettonico del ‘900, padre del noto Tempio Voltiano. Esso realizzò anche le diverse decorazioni del grande cortile come: la cancellata di legno e ferro battuto che chiude l’androne, le pensiline in ferro e vetro sopra gli ingressi delle scale secondarie. Anche lo splendido ninfeo è opera dello stesso architetto, dove all’interno della verde vegetazione si possono ammirare le statue delle Quattro Stagioni di Pietro Clerici. L’edificio, che ha conosciuto nei decenni del Novecento numerosi interventi, è stato totalmente ristrutturato nel 2008-2010 su progetto dell’Arch. Giovanni Sammartano.

Via Volta, 50
Lo sfarzoso palazzo di via Volta ha acquisito l'attuale fisionomia a seguito dell'unione, subito dopo il 1625, di due abitazioni medievali situate nell’allora Contrada di Porta Nuova (oggi via Volta), erano entrambe proprietà Torriani.
Nel dicembre 1625 le due case furono affittate unitamente alla Comunità di Como per uso del Governatore. L’edificio venne rinnovato nel corso dell'Ottocento, quando era sede oltre che della Prefettura anche dell'amministrazione della Provincia, il palazzo è caratterizzato da una facciata neoclassica, con semplici cornici alle finestre. Dall'Ottocento a oggi l'edificio non ha subito mutamenti, tranne alcuni piccoli interventi.

Via Volta 62, Via Volta, 60
L’attuale via Volta, cuore di Bellezze Interiori e del centro città, ha assunto questa denominazione nel 1888 dopo la morte di Alessandro Volta, che risiedeva proprio in questa abitazione di proprietà della famiglia sin dal 1500. Si presenta come un imponente palazzo risultante dalla incorporazione e fusione di diversi fabbricati, compiute dopo la metà dell’Ottocento. Si trova nel centro storico di Como, all’interno dell’ambito urbano di Contrada Porta Nuova, urbanisticamente protetto dalle antiche mura medievali. Sulla destra del portone del numero civico 62 vediamo la lapide con la scritta “Fu questa l’avita casa di Alessandro Volta”. Il complesso edilizio contenente la Casa Volta si articola in due androni di ingresso che conducono a due cortili diversi accomunati dall’avere il giardino a ridosso delle mura.
Quest’anno sarà possibile visitare anche il cortile accanto Via Volta 60, che fa parte dello stesso complesso architettonico.

Via Volta 24
Wip è un giovane e dinamico spazio di Coworking che due anni fa ha aperto le porte di uno storico palazzo di Via Volta ai coworker di Como e del mondo. La community di Wip mette insieme coworker di qualunque professione in uno spazio contemporaneo ricco di design,tecnologia e arte contemporanea.
Apero nell’edizione 2023, ci sembrava un'ottima apertura, in linea con le tematiche di questa edizione che coniugano arte, spazi e creazione.

Via V. Emanuele, II 104
Sul luogo dell’attuale edificio esisteva nel ‘700 un caseggiato di proprietà dei baroni Durini; successivamente venduto intorno al 1820
all’Ingegnere Franchini che lo ristrutturò completamente dando ad esso la configurazione attuale. Nel giardino si trova da tempo immemorabile un sarcofago in granito serizzo che ha caratteristiche tipiche dell’epoca tardo-romana. Studi storici ipotizzano che, il sarcofago, fosse l’originaria sepoltura di Santa Giuliana, giovane martire comense decapitata nella attuale Piazza San Fedele tra la fine del III sec. e inizio IV sec.

Via Tolomeo Gallio, 1
Fondato nel 1583 dal cardinale Tolomeo Gallio e retto dai chierici regolari della Congregazione di Somasca, il Pontificio Collegio Gallio è con buona probabilità l’istituto di istruzione più antico di tutta Europa. Prima della costruzione dell'attuale collegio, i terreni su cui sorge la struttura erano di proprietà dell'ordine degli Umiliati di Milano, i quali vi avevano impiantato a partire dal XII secolo un convento con una cappella.
A causa del continuo incremento delle iscrizioni nel 1681 si rese necessario ampliare la struttura che, tutto sommato, a un secolo dalla sua fondazione, non si era molto discostata da quella del convento degli Umiliati. Il collegio divenne così una struttura simile ad un palazzo signorile dell'epoca, con affreschi, stucchi e sculture, che resero l'ambiente più consono ad accogliere gli ospiti provenienti prevalentemente dalle casate nobili di Como e provincia. Ad occuparsi del rifacimento della struttura venne chiamato l'architetto Agostino Silva.
Il collegio, che nel corso dei secoli aveva avuto una vocazione essenzialmente rivolta alle materie classiche, dal 1880 accolse anche una sezione per le materie scientifiche e tecniche, il che comportò, a partire dal 1886, un ampliamento delle strutture esistenti. All’interno il cortile si presenta con due grandi chiostri con porticato.

Via Cadorna 18
Un detto popolare raccontava: “la casa rosa è la più bella di via Cadorna”. Costruita alla fine dell’Ottocento, ha mantenuto nel tempo tutte le caratteristiche originarie.
È stata per anni la dimora della famiglia Valli, una famiglia di ingegneri, architetti e medici che ha lasciato numerose opere in città: il Convento delle Canossiane e la prima casa di via Mentana (Giulio Valli), la Biblioteca e l’Unione Industriali (Mario Valli), e la sede della Provincia in via Borgovico (Dario Valli). Negli ultimi decenni la casa è stata abitata anche da artisti e musicisti, come i proprietari che ci hanno permesso l’apertura.
L’ingresso da cui siamo passati è incorniciato da un elegante cancello in ferro battuto che introduce al giardino. Entrando, si viene accolti da un grande tasso centenario, simbolo di longevità e ricco di significati legati alla vita, alla morte e alla rinascita.
In questo giardino troviamo diverse piante storiche: un platano sulla sinistra, altri tassi, alcune tuje lungo il muro di cinta e una splendida camelia, che ogni anno regala una fioritura molto scenografica. Sulla destra, accanto all’atelier della pittrice Giuliana Valli, si trova un grande cedro argentato, mentre poco più avanti si vede una piccola casa che un tempo era l’abitazione del custode. Proseguendo, il giardino continua con aiuole fiorite arricchite da ortensie, camelie e fiori stagionali, che nel corso dell’anno offrono colori sempre diversi.

Via Sinigaglia, 1
Fin dalla sua inaugurazione, il Novocomum fu considerato simbolo dell’architettura moderna e razionalista. L'edificio fu commissionato nel 1927
a Giuseppe Terragni da Elio Peduzzi, amministratore delegato della società immobiliare Novocomum. L’edificio costituiva una parte di una operazione immobiliare più ampia, volta a valorizzare la zona del delta del fiume Cosia. L’edificio è nella storia dell’architettura italiana ed internazionale proprio per la sua immagine di "macchina per abitare", addirittura con l’immagine di un Transatlantico, come viene soprannominato.
L’edificio costituiva una parte di una operazione
immobiliare più ampia, volta a sistemare e valorizzare la zona del delta del fiume Cosia. Nella storia raccontata dell'edificio prevalgono l'immagine della casa moderna, della "macchina per abitare". Il palazzo è considerato come il primo importante esempio di architettura razionalista in Italia, dal quale deriverà un nuovo modo di considerare la casa ed il modo di viverla, di vivere la città. Sarà la casa di domani.
L'isolato del Novocomum ha una forma rettangolare, disposto parallelamente al lago e allo stadio. La caratteristica peculiare si trova negli angoli, svuotati e risolti con un volume cilindrico al piano rialzato, al terzo e quarto piano. Il carattere intensivo del Novocomum, nato come casa d'affitto, e la complessità volumetrica si riflettono anche nella complessità degli alloggi. La copertura è piema ed ha un ampio lastrico volumetrico che sarà possibile visitare.

Piazza Amendola, 33
L’attuale Palazzo, di proprietà della famiglia Saibene, ingloba la preesistente villa suburbana dell’abate Marco Gallio che nel 1629 acquistò dalla famiglia Cernezzi un casinò di campagna per realizzare una nuova abitazione in alternativa
alla Villa Gallia che possedeva in Borgovico. Per le sue piccole dimensioni la nuova residenza fu denominata Gallietta.
L’edificio si sviluppa su due piani con un grande giardino e, in fondo ad esso, in asse con l’ingresso principale
enfatizzato da un portale a bugnato, vi era un padiglione, tuttora esistente. Le sale interne vennero riccamente decorate con interventi dei fratelli Recchi. Marco Gallio donò l’edificio ai Gesuiti che lo rivendettero a breve ad Aurelio Rezzonico; successivamente fu di proprietà dei Porro e nuovamente dei Della Torre Rezzonico. L’aspetto attuale del palazzo si deve agli interventi del 1858 quando i proprietari, i Braghenti, lo fecero ristrutturare su progetto dell’ingegner Sironi, mantenendo però al centro la struttura originaria. L’ampio giardino, probabilmente progettato in precedenza come un giardino all’italiana, oggi conserva principalmente l’assetto di un giardino all’inglese. Lo stile di giardino all’inglese si è diffuso a partire dal Settecento, esso sostituisce i volumi geometrici e l’accuratezza nel dettaglio, tipica del giardino all’italiana, con uno stile più libero e naturale, dove vediamo elementi architettonici e decorativi accostati alla vegetazione.

Viale Masia, 29
Il Como Lake Hub è uno spazio dinamico di connessione tra creatività, impresa e territorio, pensato come piattaforma di dialogo e progettazione contemporanea.
La sinergia nasce da una visione condivisa: valorizzare l’interiorità degli spazi come riflesso dell’identità culturale e sociale. In questa prospettiva l’architetto Christian Longa che con Architetto Vision, interpreta l’architettura come esperienza immersiva e narrativa, capace di connettere estetica, funzione e dimensione umana aprendo al festival la sua casa studio di Viale Masia.
Como Lake Hub diventa così non solo sede, ma parte attiva di un ecosistema progettuale in cui Tikva Cooperativa Sociale, promotrice del Festival, e Architetto Vision condividono un approccio sensibile alla rigenerazione culturale e alla riscoperta degli spazi interiori, privati e collettivi.
Como Lake Hub è un progetto pensato per diventare punto di incontro tra imprese, professionisti, creativi e persone e territorio, nel cuore di uno dei contesti più iconici d’Italia. Como Lake Hub non è semplicemente uno spazio fisico o un’iniziativa isolata. È un hub trasversale, concepito per far dialogare mondi diversi: immobiliare, living, turismo, cultura, innovazione e sviluppo. Un luogo dove le idee non restano astratte, ma trovano struttura, metodo e direzione.

Via Indipendenza, 55
Fabrizio Musa (Como, 1971) è un artista contemporaneo che vive e lavora tra Como e New York, noto per la sua ricerca che unisce pittura e nuove tecnologie. Fin dagli anni Novanta ha sviluppato un linguaggio originale, contaminando tecniche tradizionali con strumenti digitali e spesso dialogando con il mondo dell’architettura. Centrale nella sua carriera è la collaborazione con Mario Botta, con cui ha reinterpretato celebri opere architettoniche in chiave pittorica, trasformando lo spazio tridimensionale in immagini bidimensionali basate su luce e ombra.
Il suo lavoro si distingue per un uso rigoroso del bianco e nero e per un approccio quasi “cartografico” alla rappresentazione degli edifici. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, partecipando anche a eventi internazionali come la Biennale di Venezia e The Armory Show. Nel 2023 una sua opera è stata scelta per il francobollo commemorativo dedicato a Plinio il Vecchio, confermando il riconoscimento istituzionale del suo lavoro. Le sue opere sono presenti in musei, collezioni pubbliche e private, e in interventi di arte pubblica, consolidando la sua posizione tra gli artisti italiani contemporanei più interessanti della sua generazione.

Via Borgovico, 35
Fabrizio Bellanca è nato a Roma nel 1968. Nel 1987 ha conseguito il diploma presso il Liceo Artistico G. Terragni di Como. Nel 1991 si è laureato in Grafica presso l'Istituto Superiore di Grafica Pubblicitaria del Castello Sforzesco di Milano. Nella sua prima ricerca artistica, iniziata nel 1989, ha applicato su tela tecniche derivate dai graffiti e dalla scrittura metropolitana. Le sue opere sono caratterizzate da colori forti e forme astratte. La sua passione per la sperimentazione e per i nuovi materiali lo ha portato a utilizzare la resina, applicata in modo generoso, creando un effetto estremamente lucido e bagnato che esaltava i colori. Verso la fine degli anni '90 l'artista ha iniziato la sua indagine sull'action painting, lavorando con colori a olio su superfici materiche. Le sue opere spaziavano dal figurativo all'astratto, ma la vera rivoluzione nel suo lavoro è avvenuta nel 2004, quando ha "scoperto" le lastre di acciaio come mezzo espressivo. Ha iniziato a lavorare con questo nuovo materiale utilizzando un mini utensile rotante Dremel™, con accessori in pietra e mole diamantate, creando effetti sorprendentemente simili a quelli di una matita. I suoi soggetti sono persone, luoghi ed edifici, quasi sempre di grandi dimensioni.

17 / Atelier Coulture Migrante
Il cortile dell’associazione Eskenosen, situato in via Prudenziana a Como, è uno spazio raccolto e accogliente che riflette i valori di ospitalità, dialogo e condivisione promossi in collaborazione con Caritas Italiana la Caritas diocesana e grazie alla generosa ospitalità dell’Istituto secolare Figlie di S. Angela Merici, Compagnia di S. Orsola. Qui l’incontro tra culture diverse diventa esperienza concreta, favorendo relazioni autentiche e percorsi di integrazione.
In questo contesto si inserisce anche l’atelier di CouLture Migrante, progetto nato nel 2018 come laboratorio di sartoria per persone migranti e cresciuto fino a diventare un vero e proprio atelier, il progetto coinvolge oggi uomini e donne a rischio di esclusione, trasformando la moda in uno strumento di incontro tra culture e opportunità. All’interno del cortile abbiamo un ambiente impreziosito da una splendida camelia e da una piccola chiesa, che sarà aperta al pubblico. Il tutto è completato da una suggestiva vista sul lago.

Via Don Guanella, 12
Aperto solo per evento
Da oltre 120 anni Casa Nazareth, è una realtà inserita nel tessuto di carità della città. Nel 2020, grazie a un’intesa tra la Chiesa di Como e la Congregazione delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento (proprietarie dell’immobile), la struttura è stata affidata alla Diocesi.
Da gennaio 2021 a Casa Nazareth è attiva la mensa di solidarietà per le persone in situazioni di povertà e marginalità sociale della città di Como: spazi confortevoli all’interno della casa e un bel giardino accolgono gli
ospiti. Al progetto collaborano diverse realtà cittadine in rete tra loro. Le attività della mensa sono possibili grazie agli operatori e a circa 250 volontari.
Alcuni dati aggiornati
Da gennaio a dicembre 2022 sono stati serviti e consumati ai tavoli complessivamente 57.400 pasti, una media giornaliera di 160 coperti (da settembre a dicembre la media giornaliera è salita a 180 pasti. distribuiti). Dalla primavera del 2022 a marzo 2023 la struttura di Casa Nazareth ha aperto i suoi spazi anche all’accoglienza di persone e famiglie provenienti dall’Ucraina in guerra.

Via Dante Alighieri, 4
Aperto solo per evento
Lo stabile iniziò ad essere costruito nel 1803, l’iniziatore dell’opera fu il parroco di S. Agata, D. Callisto Grandi che desiderava accogliere le giovani. L’Istituto s’intitolò alla Sacra Famiglia, perché in quel medesimo anno il Sommo Pontefice Leone XIII istituiva la festa della nobile famiglia di Nazaret.
Nel 1895 la casa passò, alle Figlie della Presentazione di Maria SS. Al Tempio, che continuarono l’opera di don Callisto, ampliandola alla scuola elementare e a quella dell’infanzia. Proprio per tale fine la casa fu gradualmente ampliata prima con il lato che da sull’attuale via Petrarca e poi con quello adesso parallelo che oggi confina con alcun palazzi residenziali. In questo luogo tante generazioni di comaschi frequentarono le scuole primarie e la scuola materna. Il convitto fu chiuso negli anni 60, mentre le scuole sono state chiuse nel 1992.
Attualmente la casa è sede della Congregazione, casa di riposo per le suore anziane, pensionato per giovani studentesse e lavoratrici, casa di accoglienza per mamme con bambini o giovani donne che necessitano di essere accompagnate nel loro cammino di autonomia in collaborazione con Caritas Diocesana. Anche il giardino subì lo stesso destino della casa perché lentamente si acquistarono più lotti per poter offrire ai bambini della scuola e alle convittrici spazi di gioco e convivialità. Alla chiusura della scuola, il giardino fu abbandonato per circa 15 anni, solo nel 2008 si è proceduta ad una sua completa ristrutturazione nello stile che è possibile vedere oggi.

Via Rienza,11
Aperto solo per evento
La storia di Palazzo della Rienza è legata a doppio filo con quella del Borgo San Martino. L’immobile, o per meglio dire parte di esso, risulta difatti già presente nel censimento avviato nel 1718 e che terminerà nel 1722: il catasto teresiano. La conformazione che aveva allora era di un complesso a “L”. A suggerire una datazione molto antecedente al 700 come origine del complesso è la sua stessa posizione, strategica da un punto di vista difensivo della città. Lo sviluppo del palazzo prosegue nel tempo: nel Cessato Catasto del 1855-1905 si evidenzia nella prima mappa, come il complesso abbia cominciato ad ampliarsi, nello specifico con la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica lungo Via Rienza. Sarà poi con gli Aggiornamenti del 1898 che si arriva alla conformazione attuale. Composizione confermata anche dalla richiesta di ampliamento, postuma, presentata nel 1924.
L’immobile presenta una articolazione piuttosto irregolare con una distribuzione che lo rende un unicum nel contesto della convalle. Particolarmente interessante è la risoluzione del raccordo fra il muro lungo la Via Rienza e il suo ortogonale che costituiscono un angolo acuto.
L’apparato decorativo di facciata presenta un linguaggio uniforme afferente all’art nouveau con una estesa presenza di motivi floreali e vegetali. Particolarmente interessante è l’utilizzo del melograno ripetuto sia nelle cornici decorative delle finestre che nei capitelli delle bifore che nelle mensole reggi davanzale. Per quanto riguarda gli interni si riscontrano decori a stencil sempre afferenti all'art nouveau.

Via Dante Alighieri, 127
Aperto solo per evento
Il cortile di ENAIP Como sarà eccezionalmente aperto per ospitare il concerto che chiuderà la giornata di sabato del festival, offrendo uno spazio accogliente e conviviale dove condividere musica e incontro.
Attiva sul territorio da oltre trent’anni, ENAIP Como è una realtà consolidata nella formazione professionale, strettamente legata al tessuto imprenditoriale locale. Nel tempo ha costruito solide collaborazioni con aziende e realtà produttive, favorendo l’inserimento di studenti e studentesse nel mondo del lavoro attraverso stage, tirocini e apprendistati, oltre a offrire servizi e percorsi formativi dedicati alle imprese.