Via Alessandro Volta n°66, Como

La forma e la dimensione della “Città Murata” di Como sono definite dal perimetro delle mura medioevali, di pochi metri esterne alle precedenti, inglobate, di impianto e sviluppo della Città Romana (dal 196 a.C. al I°-III° secolo d.C.). Le opere difensive della città potenziate successivamente (dal XII al XVI secolo) hanno comportato un sopralzo delle quote dei terreni all’interno e a ridosso delle mura, con la formazione dei terrapieni dei bastioni e un abbassamento delle quote dei terreni all’esterno e a ridosso delle mura, con la formazione di ampi fossati. Venute meno le esigenze militari difensive, le aree e gli immobili dei bastioni e dei fossati vennero privatizzate e frazionate, consentendo di realizzare strade, edifici, cortili e giardini.
Tra questi il giardino pensile di via Volta 66 caratterizzato sino agli anni ’60 da piani degradanti dalle mura verso la fronte del corpo di fabbrica ad occidente, improntati stilisticamente al genere “grottesco”.
La ristrutturazione ed i restauri effettuati negli anni ’70, per conto della subentrata proprietà dell’avv. avvocato Antonio Spallino, hanno comportato una generale riqualificazione del complesso, tale da evidenziarne l’interesse artistico ambientale. In particolare, per quanto riguarda il giardino, la maggior altezza mantenuta rispetto alle abbassate mura ha consentito di realizzare un ambiente aperto, raccordato su di un declivio continuo dal fronte mura al piano dei vani del piano nobile e incentrato sulla valorizzazione della preesistenza di un monumentale acero giapponese, classificato da Emilio Trabella tra i più pregevoli esemplari italiani.